L’Europa deve assumere un ruolo più diretto nei contatti diplomatici con Mosca per cercare una via d’uscita alla guerra in Ucraina. È il messaggio lanciato dall’ex cancelliera tedesca Angela Merkel, intervenuta al WDR-Europaforum a Berlino, dove ha criticato la debolezza dell’iniziativa europea nei negoziati con la Russia. Secondo quanto riportato dalla Süddeutsche Zeitung, Merkel ha sollecitato “un ruolo attivo dell’Europa nei negoziati con Mosca per porre fine alla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina”.
“Ciò che deploro è che l’Europa, dal mio punto di vista, non utilizzi a sufficienza il proprio potenziale diplomatico”, ha dichiarato l’ex cancelliera, citata dalla Süddeutsche Zeitung. Le dichiarazioni di Merkel giungono mentre il dossier ucraino resta fortemente condizionato dall’iniziativa degli Stati Uniti e dai contatti diretti tra Washington e Mosca. L’ex cancelliera ha ribadito che considera “assolutamente giusto” sostenere militarmente l’Ucraina e rafforzare la capacità di deterrenza europea, ma ha aggiunto che questo non dovrebbe escludere una maggiore iniziativa diplomatica dell’Unione europea.
Il punto politico sollevato da Merkel riguarda soprattutto il rischio che l’Europa resti ai margini di un eventuale negoziato sulla sicurezza del continente. L’ex cancelliera ha sostenuto che non può essere sufficiente lasciare solo al presidente statunitense Donald Trump il canale di comunicazione con la Russia. La sua posizione non equivale a un invito a ridurre il sostegno a Kyiv, ma a una richiesta di affiancare deterrenza, aiuti militari e diplomazia europea.
“Anche noi europei contiamo”, ha osservato Merkel, secondo la ricostruzione della stampa tedesca. La frase sintetizza il nodo politico del suo intervento: l’Unione europea, pur essendo direttamente esposta alle conseguenze della guerra, continua a faticare a trasformare il proprio peso economico e politico in una capacità negoziale autonoma.
La ferma risposta dell’Unione europea al discorso di Putin sul conflitto in Ucraina
La posizione dell’ex cancelliera è destinata a riaprire il dibattito sulla sua eredità nei rapporti con Mosca. Durante i suoi sedici anni alla guida della Germania, Merkel fu una delle principali interlocutrici europee di Vladimir Putin e partecipò, insieme all’allora presidente francese François Hollande, ai negoziati che portarono agli accordi di Minsk dopo l’annessione russa della Crimea e l’inizio del conflitto nel Donbass. Proprio quell’esperienza resta oggi oggetto di valutazioni contrastanti: per alcuni fu un tentativo necessario di contenere l’escalation, per altri contribuì a congelare il conflitto senza impedirne la successiva esplosione su larga scala nel febbraio 2022.
Merkel, tuttavia, non sembra proporsi come mediatrice personale. Il richiamo dell’ex leader della CDU arriva a pochi giorni da un altro episodio che ha riaperto in Germania il dibattito sulla possibilità di una mediazione europea. L’11 maggio, l’Unione europea e l’Ucraina hanno respinto l’ipotesi, avanzata da Vladimir Putin, di affidare all’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder un ruolo di mediazione nei colloqui sulla guerra. L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha escluso che sia Mosca a indicare un negoziatore per conto degli europei, osservando che non sarebbe “molto saggio” concedere alla Russia il diritto di scegliere l’interlocutore dell’UE. Anche Kyiv ha bocciato la proposta, mentre il governo tedesco ha ricordato i rapporti personali e politici di lungo corso tra Schröder e Putin, giudicandolo una figura non credibile come mediatore imparziale.
Il dibattito sul ruolo dell’Europa in qualità di possibile mediatore giunge in una fase in cui l’Unione europea continua a sostenere Kyiv sul piano militare, finanziario e politico, ma resta divisa sulle modalità di un eventuale negoziato.
I Paesi dell’Europa centro-orientale e baltica guardano con forte cautela a ogni ipotesi di contatto diretto con Putin, temendo che possa tradursi in pressioni sull’Ucraina per accettare concessioni territoriali. Altri governi, pur mantenendo il sostegno a Kyiv, insistono invece sulla necessità di preparare anche un canale diplomatico europeo.

